Cari saluti a Veltroni: la Sinistra balla da sola


Ora via davvero alla campagna elettorale. Al loft di piazza Sant’Anastasia si consuma l’ultimo atto di “non belligeranza” tra il Pd e la Sinistra Arcobaleno. D’ora in poi, per lo meno fino alle urne di aprile, si cammina su vie separate. L’uno contro l’altro nella competizione elettorale, entrambi contro la Pdl di Berlusconi e – si vedrà – il centro di Casini e Rosa Bianca. Una separazione consensuale, quella siglata al vertice di ieri tra Walter Veltroni e i leader della “Cosa rossa” Franco Giordano, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraro Scanio, Oliviero Diliberto. Un atto, pluriannunciato dal leader del Pd, che non necessitava di ulteriori passaggi notarili. Anche giovedì sera, lo stesso Veltroni aveva comunicato la sua irreversibile decisione di correre da solo (pure al Senato) per telefono a Fausto Bertinotti, il candidato premier della sinistra che non ha mai smaniato per l’alleanza con il Partito Democratico. «Autonomia» per entrambi, stessa linea in quella che è stata una leale chiacchierata tra candidati antagonisti, alla vigilia del vertice al loft. «Buona campagna elettorale», augurio reciproco. E ora via ai giochi, anche se quella in arrivo si annuncia come una “settimana di passione” per la sinistra, scommette qualche addetto ai lavori.La campagna. La sfida con Veltroni avrà «toni civili, ma determinati, autentici, serrati», promettono dall’entourage di Bertinotti, che martedì prossimo si produrrà nella sua prima arringa da «leader per 40 giorni della sinistra» a Ballarò su Raitre. In verità, qualche assaggio il presidente della Camera lo sta già offrendo. L’editoriale pubblicato ieri su “Rosso di sera” – in vista dell’assemblea dei “movimenti autoconvocati” della Sinistra Arcobaleno domani al Cinema Farnese – dice tanto dell’impostazione che vuole dare alla campagna elettorale. Appare evidente che la stessa scelta di prendersi il timone della corsa al voto, dopo aver ottenuto il consenso di tutti i partiti, gli offre l’occasione per trasformare i prossimi due mesi nel trampolino di lancio del nuovo soggetto unitario e plurale. Serve «subito una costituente», insiste Bertinotti nell’editoriale. Non ha in mente alcuna convention particolare, bensì l’obiettivo che alla vigilia del voto «deve essere chiaro per gli elettori chi siamo». Da oggi fino al 13 aprile, tutte le iniziative unitarie, aperte e partecipate sono momenti costituenti: l’assemblea al Farnese, la stessa campagna elettorale.Raccontano che il vertice al loft (poco più di un’ora) non ha registrato nuove tensioni, se non quelle legate a eventi ormai accaduti e pertanto immodificabili. Mussi, per esempio, ha colto l’occasione per far notare a Veltroni le sue responsabilità nel terremoto che ha scosso l’Unione: «Il tuo proclama di Orvieto non ha certo aiutato. E le tue posizioni di oggi suonano come la rivendicazione della fine del centrosinistra». Del resto, non è un mistero che Sd (e anche Verdi e Pdci) un po’ ci sperava in uno spiraglio di intesa con il Pd. Niente da fare. Pare che Veltroni avesse già deciso, fedele a quanto dichiarato pubblicamente da Orvieto in poi. «Ormai le strade sono separate – avrebbe detto ai quattro della Sinistra – e sarebbe vano non mettere in conto asprezze. La distanza tra noi c’è, ma non demonizzeremo nè voi, nè Berlusconi». Ci mancherebbe. «Competition is competition, l’hai voluto tu», gli avrebbe detto il segretario del Pdci. «Sì, ma non facciamoci del male», sarebbe stata la replica del padrone di casa: no a guerre fratricide.E’ andata così. Al loft, tutto sommato in maniera soft. Pure lo stesso Diliberto, che nei giorni scorsi aveva scherzato sul «caffè avvelenato» di Veltroni, alla fine l’ha bevuto, dopo averlo fatto assaggiare al suo portavoce: precauzione alla Saddam Hussein, si racconta per dire di un clima anche scherzoso. Non è mancata nemmeno l’ironia su quanto il programma del Pd piaccia a Luca Cordero di Montezemolo. Pecoraro Scanio prende atto: «Parte la grande sfida». Ma la settimana in arrivo non sarà semplice per il disbrigo delle materie relative al simbolo e le candidature della Sinistra. Franco Giordano non perde l’ottimismo. «Mi auguro che la sfida con il Pd non sia distruttiva». Ad ogni modo, «noi correremo con un’unica lista, un candidato e leader, Fausto Bertinotti, e con un nostro simbolo che presenteremo al più presto, forse già martedì». Mentre esperti sondaggisti sono al lavoro per verificare quale ipotesi di simbolo risulti più gradita agli elettori, Diliberto non demorde sulla falce e martello e non disdegna i colpi bassi nei confronti degli alleati del Prc. Parla alla base, il segretario del Pdci, non alla sua, ma a quella parte di rifondaroli contrari all’abbandono del vecchio simbolo. Si rivolge ai 120 iscritti della federazione di Rifondazione Bologna, che in una lettera alla segreteria nazionale insistono sulla falce e martello nel simbolo e dicono no allo scioglimento del partito. Sottolinea di essere con loro: «Mi batterò fino all’ultimo per convincere gli alleati della Sinistra a mantenere i loghi dei partiti nel simbolo». Nessun novità, dunque, resta la consapevolezza di tutti di non potersi permettere di perdere altro tempo. «Con la Cdl sarà scontro, con Veltroni competizione», è la previsione di Alfonso Gianni di Rifondazione. Del resto, il crinale non è rettilineo, visto che se a livello nazionale Pd e Sinistra si presentano separati, a livello locale si lavora alle intese, unico terreno di discussione al loft ma ancora senza decisioni. Regionali in Sicilia, comunali a Roma, l’elenco è consistente e ci sarà da dialogare. Nessuno scandalo, fa notare Giordano: «Anche ai tempi del piú antico conflitto tra Pci e Psi si è salvaguardata una trama di relazioni. Si vota in città importanti, non vogliamo consegnarle alle destre». Mussi conserva il sogno: «Immaginiamo che nel futuro del Paese ci debba ancora essere un governo di centrosinistra, ma ora la sfida è sui programmi». E comunque, se Veltroni lavora alle larghe intese con Berlusconi dopo il voto, la Sinistra Arcobaleno non ci sta. Su questo il coro dei quattro non stona nemmeno per un secondo.
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Pubblicato il 9 febbraio 2008 su Rassegna stampa. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Subito la costituente del nuovo soggetto

    • FAUSTO BERTINOTTI-

    Bisogna fare presto. La stessa campagna elettorale deve diventare l’occasione e il tempo per un’accelerazione potente al processo costituente della sinistra che vogliamo e di cui hanno così acutamente bisogno tutti i soggetti critici portatori di domanda o di istanza di cambiamento

    E’ una bella notizia che 70 associazioni, di ogni collocazione nell’arcipelago della sinistra, arcipelago che vorremmo crescesse, si allargasse e diventasse sempre più influente, si riuniscono in questi giorni travagliati. Il travaglio, e persino le cose sgradevoli che vengono in luce nella politica, anche a sinistra in tempo di elezioni, non debbono spaventare. Ma neanche ci si deve abituare. Anche da questa condizione dei nostri giorni emerge la necessità della riforma della politica. Noi sappiamo bene che nella costruzione di un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra questo compito dovrà accompagnarsi all’organizzarsi della democrazia partecipata, allo sviluppo delle forme di autogoverno e di autogestione, alla costruzione su un’identità così aperta da favorire le pratiche nonviolente e la generosità. Il vostro contributo sarà prezioso. Ma bisogna fare presto. La stessa campagna elettorale deve diventare l’occasione e il tempo per un’accelerazione potente al processo costituente della sinistra che vogliamo e di cui hanno così acutamente bisogno tutti i soggetti critici portatori di domanda o di istanza di cambiamento. Bisogna attrezzarsi per la Grande Sfida. Dobbiamo sapere che, se fallisse, l’esito sarebbe drammatico: l’eredità del movimento operaio del ‘900 ne sarebbe, semplicemente, cancellata. Dalla politica, cioè, sparirebbero il discorso sull’uguaglianza, sparirebbe la critica “strutturale” del capitalismo e del patriarcato che generano sfruttamento e alienazione, verrebbero messe fuori dalla politica la concretezza della condizione sociale e sessuale della persona, uscirebbe dalla sua scena l’idea di libertà come liberazione: insomma, verrebbe colpito tutto ciò che ha consentito alla politica stessa, nel secolo scorso, sia di raggiungere il suo punto più alto, quello di porsi l’obiettivo della trasformazione radicale della società, il processo rivoluzionario, sia di realizzare la pratica di una democrazia avanzata, realizzata con “l’irruzione delle masse” nella storia e con il loro concreto protagonismo . La sconfitta del ‘900 ha duramente colpito questa storia, ma non ne ha ucciso le ragioni. Ora però essa è davvero a rischio qui, in Europa, e ora, nel XXI secolo. Ma se muore questa politica, muore la Politica.La ricostruzione di una nuova, grande sinistra, unitaria e plurale è l’unica via per scongiurare questo rischio. Perciò bisogna dar vita, fin da ora, ad una costituente del soggetto unitario e plurale della sinistra di alternativa. Essa passa in primo luogo per lo sviluppo di un discorso con e sui movimenti che incontri il popolo delle piazze, i lavoratori e i sindacati dei contratti di lavoro, le comunità di lotta dei territori, i movimenti sui diritti della persona, i soggetti attivi, la formazione delle culture critiche nelle comunità e nel popolo e le ricerche partecipate di intellettuali e di portatori di esperienze. Non ci può sfuggire che c’è l’urgenza del fare per evitare che la sinistra venga sradicata dal paese e c’è l’urgenza del fare perché una diversa prospettiva possa essere aperta. E una diversa prospettiva può essere davvero aperta. Dipende da noi. Buon lavoro.

  2. Cambiano gli scenari

    • FRANCESCO MANCUSO–
    Nulla di fatto nell’incontro tra Veltroni ed i segretari della Sinistra Arcobaleno. Fini aderisce al Pdl di Berlusconi, la Lega si federa e l’Udc non ci sta. Domenica, a Roma, si riuniranno una settantina tra associazioni, reti e movimenti di base per dar vita al “Movimento politico per la Sinistra Arcobaleno”

    Così in un giorno è cambiato lo scenario della politica italiana. L’incontro tra Veltroni ed i leader della sinistra si è concluso con un nulla di fatto. Dopo l’incontro con Veltroni, Fabio Mussi, ha illustrato approfonditamente i termini del dialogo di stamattina tra il segretario del Pd e i leader della Sinistra Arcobaleno. “Non ci saranno né accordi politici né tecnici ora – ha detto – ma noi immaginiamo che nel futuro di questo Paese ci debba essere una prospettiva di governo di centrosinistra, noi siamo contrari alle larghe intese”. Per Dario Franceschini il mancato accordo “non è stato un divorzio ma una separazione consensuale”. Per Franco Giordano “è aperta una sfida con il Partito democratico su chi rappresenta meglio l’alternativa alla destra, io mi auguro che non sia una sfida distruttiva. Noi siamo incompatibili con le larghe intese, poi ci sarà un confronto di merito sui singoli contenuti”. Di conseguenza, nessun accordo politico o tecnico. Ma questo era nell’aria. La vera novità della giornata politica è arrivata dal centrodestra. Infatti Berlusconi e Fini hanno deciso di mettere in piedi quello che, solo qualche mese addietro, era visto come il fumo negli occhi dal segretario di An: via della Scrofa rinuncerà al proprio simbolo e confluirà nel Popolo delle Libertà, creato da Berlusconi. “Non ci sarà né il simbolo di Forza Italia né il simbolo di An, questo è il Popolo della Libertà e ci sarà subito un gruppo parlamentare unico”, afferma il cavaliere che punta dritto al premio di maggioranza. “È un ulteriore passo in avanti di quello che avevo annunciato a piazza San Babila – continua Berlusconi – il progetto del Popolo della Libertà, non c’è nessuna contromossa (nei confronti di Veltroni) da parte mia”, ha osservato. La Lega non ci sta ma punta alla federazione. Il vero nodo gordiano resta l’Udc che non digerisce per nulla la mossa del rinato tandem Berlusconi – Fini. “La nostra posizione e’ quella di lavorare ad un’alleanza nel centro destra senza però confluire nel Pdl. Sarà necessario confrontarsi sul programma” dice Lorenzo Cesa.
    Altra importante novità nel panorama politico nascerà domenica, quando una settantina tra associazioni, reti e movimenti di base si riuniranno a Roma, lanciando la campagna di “tesseramento” alla Cosa rossa per sollecitare l’avvio del nuovo soggetto politico della Sinistra-Arcobaleno. Tra i promotori dell’iniziativa il presidente della Commissione Cultura della Camera, Pietro Folena, il senatore Piero Di Siena ed il senatore di Rifondazione comunista Salvatore Bonadonna.
    “Bisogna far presto – ha spiegato Folena – nella costruzione del nuovo soggetto politico e per farlo bene ci vogliamo aprire al rapporto diretto e non mediato con il vasto popolo della sinistra, con gli uomini e donne che credono ancora alla necessità di una sinistra autonoma, unita, plurale e noi pensiamo che questa sinistra abbia ancora grandi capacità di attrazione”.
    Obiettivo del neonato “Movimento politico per la Sinistra Arcobaleno” è aprire un percorso che riguarda anche la formazione delle liste elettorali e l’imminente campagna elettorale insieme ai quattro partiti della sinistra: rifondazione, Verdi, Sd e Pdci.

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