PARTINICO: TERRITORIO DIFFICILE, ANCHE PER I MAFIOSI!


Neppure Lo Piccolo era riuscito a piazzare un suo uomo nel mandamento locale.
Ai tempi dell’antica Roma coloro che erano ritenuti colpevoli di un misfatto venivano uccisi ed esposti al popolo latino in piena città. Era questo un monito che obbligava alla fedeltà. La storia si ripresenta anche nella società moderna dei tempi odierni, dove con caratteristiche diverse è pur sempre chi vuole comandare dall’alto a decidere la morte di chi sta alzando troppo il gomito nel bene o nel male, e a fornire esempi di punizioni per chi fa troppo di testa propria. Non si sa ancora cosa avessero fatto i fratelli Riina, Giuseppe e Giampaolo, che qualche giorno fa sono stati assassinati platealmente proprio davanti ad un bar frequentato del paese, che per l’ennesima volta ha avuto lo spiacevole inconveniente di svegliarsi per i colpi da arma da fuoco. Gestivano, come il padre, una piccola impresa edile. E come il padre sono stati uccisi, proprio a poche decine di metri dal luogo nel quale Salvatore Riina, solo omonimo del boss corleonese, fu assassinato nel 98’. Aveva coperto la latitanza di Paolo Palazzolo, cognato di Bernardo Provenzano: la stessa Giusy Vitale, sorella di Leonardo, accusato di essere il mandante del delitto, aveva detto che “Riina era uomo di Provenzano”. E ai Vitale-Fardazza i provenzaniani non piacevano affatto. Prediligevano, forse è il caso di usare il tempo presente e quindi prediligono, l’ala stragista che faceva capo ai corleonesi di Totò Riina, che delle strategie pacifiste ed economiste du’ ziu Binnu se ne sarebbe fatto sicuramente un baffo. I due forse non si stavano comportando come tutti gli impresari devono a Partinico, o forse i loro affari con il delitto non c’entrano proprio nulla. Quello che sappiamo è che, malgrado qualcuno abbia chiesto a gran voce il lutto cittadino, i due sicuramente non dovevano poi essere così estranei alle dinamiche di Cosa Nostra. Ricostruire il movente di un così atroce delitto è alquanto difficile, proprio perché delineare un quadro chiaro di chi comanda attualmente a Partinico, anche da parte dei magistrati, è praticamente impossibile.
I Fardazza dieci anni fa avevano graziato il figlio e deciso la morte del padre nella vendetta verso una famiglia, che aveva scelto di schierarsi contro di loro che si reputavano i padroni del paese. Non solo ospitando Palazzolo, ma intervenendo attivamente nel territorio con minacce ad imprese concorrenti nel settore dell’edilizia, che erano già “a posto” con i Vitale. Nardo Fardazza in quell’occasione seppe che Giuseppe Riina si sarebbe sposato e si passò quindi una mano sulla coscienza. Ma adesso sarebbe giunto il tempo di terminare la vendetta, in un momento in cui si pensa spesso che la gramigna dei Vitale ormai sia stata estirpata da Partinico, giovani rampolli a parte che si divertono a prendere a calci e pugni chi giustamente e, fortunatamente per la gente onesta, sventola ai quattro canti le malefatte della famiglia mafiosa. Evidentemente però qualche residuo di quella cattiva erba persiste ancora. Il delitto avviene in un giorno particolare, quello della scarcerazione di Paolo Palazzolo, ritornato a Balestrate dopo anni di reclusione, l’uomo cioè che i Riina avevano ospitato e del quale avevano coperto la latitanza.
È questa un’altra mossa di una partita a scacchi che da più di due anni è aperta e che ha visto le cadute di Lo Baido e Giambrone e la lupara bianca di Frisella negli ultimi 8 mesi? Cercare di decifrare chi si stia sfidando è anche qui abbastanza difficile. Sembra c’entrino sempre i Fardazza: se con o contro Mimmo Raccuglia ancora non si capisce bene. Il boss di Altofonte arde dal desiderio di comandare il mandamento di Partinico. Il tentativo porta prima alla morte di Maurizio Lo Iacono, la cui sentenza, arrivata nell’ottobre del 2005, ha interrotto la sua ascesa alla reggenza del mandamento. Dopo di lui tocca a Giuseppe Lo Baido, ritenuto però uomo di Raccuglia, che prima di morire aveva incontrato in America il nipote del vecchio Fifiddu Nania, un tempo in affari con il padre dei Riina, quando ancora era lui il capo e i Vitale gli affiliati. Gli intrecci sono tanti, troppi per essere analizzati da qualcuno che non è dentro le indagini. Ma nel proseguire questo lungo racconto di sangue, che macchia quasi indelebilmente la fama di Partinico, tocca a Antonino Giambrone, fulminato nella sua officina di gommista nell’ottobre del 2007. Si pensa che egli fosse un “vitaliano doc”, per la sua parentela con Giuseppe Giambrone, vicinissimo a Vito Vitale.
Le pedine adesso eliminate da questo oscuro gioco sono bianche o nere? Questo è tutto da capire. Sembra che sulla scacchiera ci sia un velo che cancella le certezze, che oscuri la vera situazione. Così si potrebbe ipotizzare che i Riina, provenzaniani, erano vicini a Mimmo Raccuglia e prospettare dunque una possibile vendetta da un boss, che potrebbe risultare stanco di difendersi e pronto a contrattaccare. Inquadrare l’uccisione dei fratelli come la ribalta dei Vitale oppure un atto dello stesso Raccuglia? O c’entrano altri personaggi mafiosi, meno conosciuti, che puntano al vertice con tutte le loro forze? Resta il fatto che Partinico è un territorio caldo, focale e conteso. Nelle mani di chi finirà? Esisterà mai un momento nel quale non dovremo necessariamente chiederci chi sarà il prossimo a cadere? “La mafia è un fenomeno umano e come tale ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine” (G. Falcone): non smettiamo mai di credere in questo e contribuiamo in prima persona alla fine della mafia, per riconquistare la nostra isola, la nostra dignità, per riconquistare noi stessi.

Gianluca Ricupati

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Pubblicato il 17 febbraio 2008 su Articoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. e se non è questo quadro spaventoso a meritare proprio che tutti i cittadini siano a lutto quando lo saremo? è ora che dobbiamo esserci non aspettare la prossima vittima magari completamente innocente

  2. La mafia difficilmente uccide per errore. E’ capitato ma non é la sua regola. Quando la mafia uccide lo fa per due ben precise ragioni:a) uccidere gli avversari di altri clan per ragioni di controllo del territorio e dunque di concreti interessi.Si scatena,in tal modo, la cosidetta “guerra di mafia” che dopo massacri dall’una e deall’altre parte si conclude SEMPRE con una ritrovata pax
    b)la mafia uccide i suoi più acerrimi nemici che sono magistrati integerrimi, rappresentanti delle forze dell’ordine ,politici onesti, rappresentanti SIMBOLO di Partiti onesti come lo fu il comunista Pio La Torre che con la sua proposta di legge di confisca dei beni decretò la sua morte.La mafia può anche tollerare ma non certo quello di perdere “la roba”. I cittadini la mafia la possono combattere rispettando le giuste leggi,richiedendo una scuola sempre più impegnata sul piano della legalità,manifestando all’occasione il dissenso delle persone per bene .Non certo ricorrendo al lutto cittadino cosi’ come qualcuno ha proposto e ciò perché i due giovani che con la mafia, a detta degli inquirenti non dovevano essere tanto estranei, sono stati barbaramente assassinati. Il lutto ,quello della famiglia, va sicuramente rispettato, ma quello cittadino si riserva per altre occasioni seppur anch’esse atroci come può avvenire per ogni persona per bene massacrata, da innocente, e per ragioni diverse.
    18 febbraio 2008

  3. Ho sentito ieri Mimmo Provenzano affermare a telejato cose assurde sulla Policentro e sugli accordi nel centrosinistra. Ho partecipato da uomo di sinistra allora a qualche riunione e so che dice solo menzogne ma Rifondazione non sente il dovere di rispondere e precisare?

  4. Per quel che riguarda la “Vicenda Policentro” cui ha fatto riferimento il nostro lettore che ricorda bene quando sostiene che RIFONDAZIONE COMUNISTA NON é STATA MAI D’ACCORDO ALLA REALIZZAZIONE DEL “SOLO” GRANDE ENTRO COMMERCIALE ( sulla vicenda il mio Partito ha pubblicato tanto con documenti, comunicati e su Sala Rossa E SENZA EQUIVOCI di sorta sulla coerenza e linearità della posizione di Rifondazione DA SEMPRE esplicitata anche in Consiglio comunale dal compagno Ottavio Puleo)mentre abbiamo SEMPRE sostenuto che a Partinico non serve un nuovo Centro commerciale quanto tutto quello che l’ing. Iemi prospettò alla presentazione del palstico nei locali della palestra dell’ITCG”C.A. Dalla Chiesa e cioé gli impianti sportivi, gli alberghi ,le multisale cinematografiche ,gli otulet. Ma perché si abbia chiaro TUTTO IL PROCESSO che portò all’approvazione del progetto da parte dell’ultimo Consiglio comunale ,A BREVE sul sito http://www.rifondazionepartinico.it pubblicheremo un lavoro ampio, esauriente e chiaro su tutta la questione, comprese le contraddizioni gravissime di alcuni Partiti e Movimenti .Ciò al fine di continuare “a tracciare” una ministoria della vita politco-amministrativa dell nostra città.
    Toti Costanzo Segretario del PRC di Partinico
    22 febbraio 2008

  5. su http://www.regione.sicilia.it/tgweb
    oggi si parla dei lavori compiuti del restauro della Cantina Borbonica di Partinico.

    Sul sito di http://www.partinico.comune.pa.it
    è pubblicata tutta la documentazione per il concorso di idee per la realizzazione del brand della cantina quale museo delle tradizioni storiche culturali ed agricole.

    Non credete che siano eventi intorno ai quali questa città potrebbe costruire progetti di sviluppo e di riscatto dalla mafia?

  6. Noi pensiamo che sulla Cantina Borbonica, cosi’ come abbiamo scritto , debba aprirsi una discussione ed un confronto fra tutte quelle forze che intendono la politica come lo strumentio attraverso il quale costruire LO SVILUPPO economico, sociale e culturale per la nostra città e sopratutto per il mondo giovanile . La Sinistra-Arcobaleno di Partinico é impegnata fortemente in questa direzione e dunque conveniamo con il nostro interlocutore “altamarea”.
    LA SINISTRA-ARCOBALENO DI PARTINICO
    23 febbraio 2008

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