IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI PARTINICO


LA SINISTRA-L’ARCOBALENO DI PARTINICO RITIENE NECESSARIO CHE VENGA TRACCIATA, PER QUANTO QUESTO SARA’ POSSIBILE, UNA “MICROSTORIA” DELLA NOSTRA CITTA’ CON LO SCOPO NON SOLO DI RICOSTRUIRE ALCUNI PROCESSI CONOSCITIVI PER RESTITUIRE “MEMORIA” ALLE NUOVE GENERAZIONI CHE SI AVVICINANO ALLA POLITICA O ANCHE SEMPLICEMENTE ALLA CONOSCENZA DI FATTI ED AVVENIMENTI OLTRE CHE I PROTAGONISTI, QUELLI POSITIVI E QUELLI NEGATIVI, CHE HANNO CARATTERIZZATO LA VITA E QUINDI LA “STORIA” DI PARTINICO. PERCHE’ NESSUNO POSSA ANCORA DIRE “IO NON SAPEVO”.

Quando alla mettà degli anni ’70 il Consiglio comunale di Partinico ritenne necessario per il decollo dei prodotti agricoli della città, congegnare UN MERCATO questo non poteva che nascere, strutturalmente, se non secondo criteri di efficenza e in sintonia con le necessità non solo degli intermediari ma dei produttori e di quanti vivevano attorno alla produzione agricola. D’altronde la diga sullo Jato era stata ultimata e dunque iniziava un processo di miglioramento qualitativo e quantitativo dei prodotti agricoli. Il mercato, da sempre collocato in Piazza Verdi e poi trasferito in un’area privata a ridosso dell’attuale Pretura, aveva necessità di ben altri spazi e strutture e dunque si scelse l’attuale area che aveva dei ben precisi requisiti: distante dal centro abitato, lungo un’asse di grande comunicazione, a due passi dallo svincolo autostradale che portava in poco tempo all’aereoporto di Punta Rais e a due passi dalla stazione ferroviaria. Una posizione assolutamente strategica che avrebbe dovuto vedere l’impresa agricola locale, gli intermediari e quanti vivevano attorno all’agricoltura accelerare i processi di sviluppo del commercio locale. Ma tutto questo presupponeva la realizzazione di almeno due ben precise condizioni: una struttura definita con stand ed uffici ed una gestione del Comune funzionale ed operativa. LA STORIA ANDO’ IN ALTRA DIREZIONE. Come era regola all’epoca, le opere pubbliche finanziate dalla Regione o dallo Stato erano il pozzo di S. Patrizio dove venivano macinati miliardi su miliardi, dove ingrassavano gli affari della mafia, si rafforzava il rapporto tra questa e la malapolitica. E’ l’epoca, ad esempio, delle OPERE PUBBLICHE INCOMPIUTE: la piscina intercomunale, il Mercato ortofrutticolo, la stazione degli autobus sulla via per Montelepre, tanto per citarne soltanto alcune. Dunque si spendono 7 miliardi delle vecchie lire per un’opera che doveva essere definita e che, COME IN USO ALL’EPOCA e come era avvenuto per TUTTE LE OPERE PUBBLICHE REALIZZATE NELLA CITTA’ (tra tutti si ricorda la storia INFINITA della costruzione del Liceo classico “Garibaldi” di Partinico che per realizzarlo ci vollero oltre vent’anni!) le imprese, rigidamente in mano alla mafia, chiedevano ed ottenevano dalle Amministrazioni locali QUELLE FAMOSE PERIZIE DI VARIANTI E SUPPLITIVE che altro non era se non un’escamotage, un trucco, perché i lavori potessero durare nel tempo e le imprese ottenere il massimo del profitto. Così fu anche per il Mercato ortofrutticolo di Partinico nel senso che i 7 miliardi finanziati e che dovevano servire alla realizzazione dell’opera, per quel meccanismo, servirono appena per realizzare quel che oggi vediamo. E così per la sua definizione le Amministrazioni, nel tempo, si erano rivolte alla Provincia Regionale di Palermo che per alcuni anni, è vero, inserì nei suoi bilanci di previsione le somme necessarie al completamento (altri 7 miliardi delle vecchie lire!) ma mai assegnati al Comune di Partinico anche per l’incapacità di buona parte dei consiglieri provinciali partinicesi eletti nel Collegio ma sopratutto per le scelte che, di volta in volta, faceva l’Amministrazione provinciale, anche quella di centro sinistra guidata dal diessino Puccio, che privilegiavano il finanziamento di altre opere. Tentativi, nel tempo, per definire il Mercato se ne sono fatti. Anche quelli, ad esempio, che tentò l’ultima Giunta del Sindaco Cannizzo che aveva pensato di definire un equivoco rapporto economico con gli “scaristi” che utilizzano gli stands senza mai pagare ma di ultimare quelli incompiuti per assegnarli ai produttori PER UNA VENDITA DIRETTA ovviamente concorrenziale ma utile per i consumatori. Ma quella Giunta aveva anche pensato alla definizione dei locali del primo piano con lavori “in economia” con lo scopo di realizzare Uffici per i dipendenti comunali (Direttore del mercato e collaboratori) ma anche da destinare all’uso dei produttori e degli intermediari che potevano, così, raccordarsi con gli altri mercati nazionali ed esteri al fine di mobilitare tutte le risorse agricole del territorio spingendo i nostri produttori a qualificare sempre di più la produzione agricola ed incrementare il commercio. Quella Giunta aveva CONTESTUALMENTE costruito l’Ufficio Agricoltura del Comune dotandolo di personale specializzato (un agronomo, due tecnici agronomi, due geometri) per costruire la MAPPA della produzione, classificandola dal punto di vsta della produzione, individuando le imprese agricole e nel contempo nominando la Commissione Agricoltura deliberata dal Consiglio comunale la quale operò con la elaborazione di una PIATTAFORMA PROGRAMMATICA PER IL 1999 anche di iniziative capaci da dare impulso alle attività agricole, alla valorizzazione delle tecniche, degli operatori, dei produttori, aderendo all’Associazione “Vie del Vino” promossa dal Comune di Alcamo, pensando ad un processo di pubblizzazione dei prodotti dell’agricoltura attraverso la partecipazione ad iniziative anche di livello europeo. Quella Giunta aveva anche nominato IL DIRETTORE DEL MERCATO (il dott. Leo Russo) figura strategica per la gestione della struttura produttiva nonché un suo collaboratore. La sfiducia al Sindaco Cannizzo promossa dal Partito Popolare e dai Democratici di Sinistra mise fine a quell’esperienza amministrativa. Oggi il mercato é una pattumiera, un esempio di spreco e di inciviltà senza una direzione, senza alcun controllo. UN’OPERA INCOMPIUTA TRA LE TANTE ALTRE ED ALLORA BISOGNA ASSUMERE L’IMPEGNO DI RIPRENDERE I PROCESSI DI COSTRUZIONE DI UNA POLITICA DEI “FATTI” e non delle sole parole come è, in parte, avvenuto fino ad oggi completando le opere che da decenni sono incompiute e rappresentano il fallimeto ditanti che hanno avuto in mano il Governo della nostra città.

Pubblicato il 20 febbraio 2008 su Articoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ricordo male o fu proprio nel 1993 che in campagna elettorale si parlò tanto delle opere incompiute da parte della candidata sindaco Gigia Cannizzo? Nella piccola storia locale potrebbe essere utile ricordare quante di quelle incompiute riuscì a finirne in 6 anni quell’amministrazione.

  2. Il mio Partito ,fino alla fine del 1998, non fece parte di alcuna Giunta del Sindaco Cannizzo.Al contrario ed é notorio, condusse per anni una forte battaglia di opposizione e per diverse ragioni politiche .Con la Cannizzo al contrario dal 1993 al 1998 si avvicendarono i DS, la Rete ,il PPI ,Rinnovamento Italiano ,il Movimento degli Artigiani ed altre formazioni che possiamo definire “minori” oltre che singole personalità. Dunque appare abbastanza chiaro che la Cannizzo e quegli alleati portano ,anch’essi, la responsabilità politica della non definizione di opere che noi ancora definiamo ancora ad oggi “incompiute”.L’ultima Giunta alla quale prese parte il Partito della Rifondazione Comunista con Assessore il sottoscritto (28 dicembre 1998-8 novembre1999)fece i tentativi che ho fedelmente riportato. Il lettore, che ringraziamo ,
    ci spinge a fare anche riferimento a due opere cosidette “incompiute” di cui l’ultima Giunta Cannizzo si occupò. La prima opera é quella allocata sulla via per Montelepre avendo all’epoca attivato, tramite l’Assessore ai LL.PP. Franco Fermo, un canale per un dialogo con un società petrolifera interessata a recuperare l’immobile a sue spese e realizzare l’autostazione per gli autobus di linea . La condizione che poneva la società era quella di potere realizzare un impianto per la fornitura di benzina e gasolio ed averene disponibilità per un certo numero di anni . Una iniziativa vantaggiosa che ,ovviamente, si concluse prima del suo nascere per le ragioni collegate alla sfiducia al Sindaco. La seconda iniziativa della quale mi sono occupato personalmente riguardava la piscina intercomunale .Ma di questo problema riferiremo a giorni sul nostro sito.
    Toti Costanzo
    20 febbraio 2008

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