Il “voto utile” che cancella la democrazia parlamentare


La leggenda del voto utile è precisamente questo: una truffaCerto che per essere composta da due parolette scarne, la formula “voto utile”, spiattellata sfacciatamente dal partitone della destra, sussurrata fino a ieri con falso pudore, e ora gridata a gran voce anche dal partito di centro (cioè dal Pd), di cose ne dice parecchie. Illustra, per esempio, una concezione della democrazia mica tanto rassicurante. Spiega che votare può essere un esercizio inutile, che la partecipazione è un optional, e se le aziende elettorali più corpose non offrono prodotti soddisfacenti tanto vale andarsene al mare. In mezza Italia, ad aprile, di solito c’è già un bel sole. Passi per Berlusconi e Fini, che la democrazia se la sono sempre interpretata un po’ a modo loro, ma gli eredi della Dc e del Pci, partiti seri e seriamente democratici, cosa aspettano a comunicare da par loro che il voto non è mai inutile e che chi lo dice dovrebbe sobbarcarsi qualche corso pomeridiano di democrazia applicata?
Quella formula intorno alla quale ruota per intero la campagna elettorale in corso, peraltro, aggiunge qualche succoso particolare ai progetti di riforma costituzionale che i succitati partitoni vagheggiano. Rivela, in particolare, cosa pensano di quella Costituzione repubblicana che, a parole, tutti (a parte la Lega, e viva la sincerità) esaltano e giurano di voler difendere. Affermare, o far capire, che è utile votare solo per i partiti che possono conquistare il governo, sottintende la superfluità del Parlamento. Perché perdere tempo con solenni assemblee costituenti o più modeste commissioni bicamerali. Per capovolgere il senso e la lettera della nostra Carta spogliando il legislativo di ogni ruolo a favore dell’esecutivo basta disporre di televisioni fedeli e giornalisti compiacenti, e poi usare i loro ottimi uffici per spiegare al colto e all’inclita che il voto per il governo è utile mentre quello per il Parlamento è uno spreco d’inchiostro e carta. Aggiungete un bugiardo applauso alla Carta del ’48, qualche lacrimuccia sull’insostituibilità della repubblica parlamentare, miscelate bene e nessuno s’accorgerà della truffa.
Invece la leggenda del voto utile è precisamente questo: una truffa. Fa credere che la posta in gioco elettorale sia solo il governo, il che è falso in generale e clamorosamente bugiardo. Stavolta, al contrario, la partita riguarda infatti il sistema complessivo, gli assetti della repubblica, non il governo. Per questo l’insistenza sul voto utile è tanto martellante. Per questo il Cavaliere, tipo poco incline a gesti cavallereschi, permette che la sua Retequattro renda conto per un’ora e passa del primo comizio del suo rivale. Per questo gli argomenti troppo contundenti sono stati, per scelta bipartisan, banditi dalla campagna elettorale del Pd e del Pdl. Il vero scontro è tra chi lavora per lasciare il campo solo a queste due forze e chi a questo progetto si oppone.
Non che i due partiti in questione siano identici. Rappresentano interessi divaricati e opzioni distinte (ma non per questo inconciliabili). Danno voce e garantiscono rappresentanza ad aree del capitalismo italiano diverse, a volte persino confliggenti. Condividono però alcuni elementi essenziali, non ultima la pretesa di rappresentare una società depurata dal conflitto, la promessa di un paese privo di interessi contrapposti: dimensione idilliaca che purtroppo, nella ruvida realtà, finisce puntualmente per avvantaggiare chi è già avvantaggiato, chi nel conflitto è più forte. Proprio come nella versione originale del quadretto che accomuna oggi Pd e Pdl: l’insulso apologo di Menenio Agrippa.
Fuor di metafora, il voto di aprile deciderà se l’Italia debba restare una repubblica parlamentare o meno, se agli elettori verrà in futuro lasciato un ventaglio, sia pur ragionevole e non illimitato, di scelte o se saranno ostaggi di due soli partitoni, se e quanto diritto di cittadinanza e di espressione verrà garantito alla conflittualità sociale. Un voto “voto inutile”, insomma.
Andrea Colombo da “Liberazione”
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Pubblicato il 29 febbraio 2008 su Elezioni, Rassegna stampa. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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