La piscina comunale: storia di una incompiuta


Il Sindaco ed il Consiglio comunale che saranno eletti nella prossima tornata elettorale non potranno non fare i conti con le cosidette opere “incompiute” e, tra queste, la Piscina Comunale la cui storia tracceremo in maniera essenziale.
1982:l’Amministrazione d’allora saldamente e da sempre nelle mani della DC, dà incarico all’architetto Bazan di Palermo di redigere un progetto per la realizzazione di una Piscina Comunale. Il progetto nasce non solo dalle pressioni del gruppo consiliare del PCI di allora e dal mondo sportivo locale ma sopratutto perché la Regione siciliana aveva approvato, la prima volta nella storia della Sicilia politica, una legge organica per lo sport. Con la Legge regionale n.8 del 15 maggio 1978 non solo gli Enti locali ma anche le Associazioni sportive private potevano realizzare impianti ottenendo contributi dalla Regione. Con quella legge, infatti, furono realizzati gli impianti da tennis del Centro sportivo Rinascita in contrada Timpanella ed ottennero finanziamenti anche la Parrocchia del SS. Salvatore ed un’Associazione che aveva lo scopo di realizzare un impianto per la equitazione. Contributi ottenne anche il Comune di Partinico. La Parrocchia e l’Associazione rinunciarono al finanziamento mentre il Comune di Partinico, su di un progetto redatto dal citato architetto Bazan, ottene un primo e poi anche un secondo finanziamento. L’opera veniva affidata, per la realizzazione, ad una impresa locale la stessa, alla quale verrano affidati i lavori per la realizzazione dell’autostazione di via Montelepre. Il Comune procede all’esproprio dell’area di via Parrini, l’impresa realizza la recinzione ed il “grezzo” della vasca natatoria. Poi fallisce e da quel momento inizia “il calvario” della piscina comunale.
Appare evidente come in quell’epoca lo Stato, la Regione ed anche le Provincia disponevano di notevoli risorse che venivano trasferite ai Comuni con le quali si realizzavano opere pubbliche (scuole, strade, impianti sportivi, fogne e reti idriche, stradelle di campagna) che consentirono ai Partiti del governo locale di far nascere una miriade infinita di piccole, medie e grandi imprese TUTTE RIGOROSAMENTE CONTROLLATE DAI PARTITI DI GOVERNO E SOPRATUTTO DALLA MAFIA LOCALE che operava con assoluta discrezione e con la divisione rigorosa delle opere a seconda dell’importanza e del “legame” dei titolari delle imprese. Ma quel sistema aveva, quale elemento complementare, la creazione di una rete di clientela che metteva dentro ingegneri ed architetti alcuni dei quali si possono definire “di regime” nel senso che per i loro collegamenti partitici ricevevano gli incarichi più sostanziosi. Ancora ad oggi, alcuni tra questi, sono in servizio attivo e permanente e godono dei vantaggi di tante di quelle progettazioni .
Dunque la piscina resta incompiuta e, sebbene le Amministrazioni che si sono succedute abbiano tentato il completamento dell’opera attraverso i finanziamenti della Provincia di Palermo che la inseriva nei Piani triennali delle Opere pubbliche, tuttavia ad oggi l’opera resta quella che si vede. Fu nel 1999, con l’ultima Giunta della Cannizzo che si tentò di rispondere alla richiesta della Provincia la quale comunicò al Comune che l’opera si sarebbe potuta reinserire nel Piano triennale a due condizioni: che l’area venisse trasferita nella proprietà della Provincia e che il progettista dell’opera venisse pagato dal Comune di Partinico. Quell’Amministrazione procedette al frazionamento e catastazione del costruito ed il Consiglio deliberò il trasferimento della proprietà alla Provincia. Va ricordato che la figlia dell’architetto Bazan per il decesso del genitore, essendo essa stessa architetto, l’avevano fatto subentrare nell’incarico. E l’architetto iniziava una procedura legale per il pagamento del progetto. Ma la mancanza di risorse impedì alle Amministrazioni di estinguere il debito fino a quando, di recente, il Tribunale di Palermo non ha condannato il Comune al pagamento delle spettanze progettuali e dunque una volta estinto obbligatoriamnete il debito da parte del Comune di Partinico, la Provincia potrebbe, se lo ritenesse opportuno, realizzare l’opera. Intanto nell’ultimo giorno di vita della Giunta Motisi, questo faceva approvare una deliberazione con la quale l’area della piscina VENIVA TRASFERITA ALL’A.T.O RIFIUTI commettendo un gravissimo reato di abuso di potere. E ciò avveniva PUR SAPENDO CHE IL COMUNE AVREBBE DOVUTO PAGARE IL PROGETTISTA CON LA QUALE QUELL’AMMINISTRAZIONE CONVENNE DI ACCORDARSI PER LA PARCELLIZZAZIONE DEL PAGAMENTO. Dunque la Giunta Motisi era a conoscenza del provvedimento del Tribunale di Palermo e quindi avrebbe dovuto comunicare alla Provincia che si erano create le condizioni perché l’opera venisse realizzata. Invece operò in maniera difforme trasferendo l’area all’uso dell’ATO e le ragioni di quel trasferimento sono a tutti chiare: la presenza nel Consiglio di Amministrazione dell’ATO rifiuti di un ingegnere da sempre organico al gruppo cui fa riferimento politico l’ex Sindaco Motisi e che si collegano indiscutibilmente alle assunzioni di dipendenti operate dal CdA dell’ATO attraverso un sistema che é al vaglio della Magistratura.
Intanto il Partito della Rifondazione Comunista di Partinico ha, da tempo, inviato una nota al Commissario straordinario del Comune con la quale si chiedeva la revoca dell’atto deliberativo della Giunta Motisi che trasferiva all’ATO l’area della piscina e il collegamento con la Provincia per chiedere l’inserimento del progetto tra quelli finanziabili.
AD OGGI IL COMMISSARIO STRAORDINARIO NON HA FATTO ALCUNA COMUNICAZIONE AL NOSTRO PARTITO Noi ci riserviamo, ovviamente, iniziative concrete nei confronti di questo SILENZIO.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA circolo “Peppino Impastato” DI PARTINICO

Pubblicato il 3 marzo 2008 su Articoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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