Eluana è morta dopo un’agonia lunga 17 anni


Castalda Musacchio, Liberazione
Eluana è morta. Si è spenta ieri alle 20.10. A darne notizia un secco comunicato d’agenzia. Si è spenta in modo sereno, dicono i medici. Si è spenta dopo 17 anni di coma vegetativo nel clamore sollevato da una vicenda, la sua non vita e la sua morte, che ha spaccato le coscienze, la politica, un intero Paese. Se n’è andata via, mentre nelle aule, in una vera e propria corsa contro il tempo, si andava impostando quella “turbolegge” che avrebbe dovuto fermare una sentenza inoppugnabile, contro la quale il governo continua ad essere deciso a modificare persino la Costituzione.

E dire che, neppure di fronte alla morte, si sono fermate le polemiche. Quel “baillame” è continuato nonostante tutto. Con un putiferio scatenato al Senato. Con un centrodestra e una parte del centrosinistra (i teodem,ndr) privi di qualsiasi “pietas” ad inveire ancora, a dubitare della natura della morte, a chiamare «assassini» medici e infermieri che l’hanno assistita fino all’ultima ora. Con il Vaticano ad esordire alla notizia del decesso con un «Dio li perdoni» da far tremare le vene ai polsi. E dire ancora che un accanimento giudiziario, politico, legislativo, come quello sul caso Englaro, non si è mai verificato. La giornata di ieri l’ha dimostrato.
Una giornata concitata, l’ennesima, dopo il ricovero deciso alla clinica “La Quiete” dove da tre giorni erano state sospese idratazione ed alimentazione per dar seguito alla sentenza inoppugnabile della Corte. Si sono cercati tutti i pretesti, i cavilli, giuridici legislativi amministrativi, per dar seguito solo ad un puro attacco ideologico, in nome di quella battaglia, questa sì disumana, che si è consumata sul corpo di Eluana. Così si è deciso di inviare i Nas per accertare se vi potessero essere gli estremi persino di un sequestro preventivo della struttura. Struttura che, invece, nonostante gli accertamenti della Regione, nonostante il diktat di Berlusconi, nonostante tutte le ispezioni eseguite dalla Procura per approfondire ogni eventuale «anomalia», è risultata «perfettamente idonea», tanto che la Regione non ha potuto far giungere nessuno stop alla casa di riposo. In definitiva non c’era nessuna condizione, nessuna anomalia, nessuna illegalità per procedere a commissariare la clinica, come avrebbe voluto il premier. 
E’ stato l’anestesista Amato De Monte a telefonare al papà per comunicare la notizia. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla clinica. Un decesso, ha spiegato anche il neurologo Carlo Alberto Defanti che l’aveva in cura, «improvviso. Non previsto». Sulla cui natura dirà una parola certa solo l’autopsia che verrà eseguita. Ma, come detto, neppure di fronte a quella che dovrebbe essere una giornata di riflessione si fermano le polemiche. La procura di Udine ha acquisito tutte le cartelle cliniche per appurare anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sulla morte di Eluana. Morte che arriva nel giorno della discussione in aula del Ddl voluto fortemente dal centrodestra. Lo stesso Sacconi ha chiesto che il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio di Eluana sia stato vano».
Il Paese? Resta diviso su una vicenda sulla quale si sono innestati ormai i tanti temi sollevati. Questioni etiche, sensibilità politiche. Oggi comunque si andrà in piazza contro la volontà espressa da Berlusconi di voler fare a pezzi la Costituzione. Si manifesterà in difesa della laicità. E in tutt’Italia continueranno le manifestazioni non solo di solidarietà alla famiglia Englaro ma dello stesso Napolitano. In migliaia, ieri, hanno manifestato di fronte a Palazzo Chigi, e a questa è seguito subito dopo un corteo spontaneo per le vie del centro gridando al “Rispetto per Eluana” e in difesa della Carta. A Milano è successo lo stesso. A Napoli sono stati esposti striscioni con su scritto: «Sono fiero di essere Napolitano». A Palermo in centinaia hanno partecipato al sit in promosso dalla Cgil di fronte alla procura. Presidi, volantinaggi e manifestazioni si sono ancora svolti in Veneto, in Calabria. E i messaggi ovunque sono chiari: «Lo Stato laico non si tocca». E c’è chi invoca di smetterla con gli insulti contro un padre che «è un eroe». E contro una famiglia che oggi chiede, è la preghiera di Beppino Englaro, «silenzio» e rispetto.

**************************************************************

Fine di un dramma, fine di un sopruso

Dino Greco, direttore di Liberazione
Eluana è morta. Scriviamo “libera” e ci permettiamo solo adesso di pubblicare la foto di Eluana giovane e bella. Ora vogliamo ricordarla così. Contrariamente a quanti – e sono tanti – hanno stampato e ristampato il suo giovanile ritratto per dare ad intendere che quel bel viso sorridente e in realtà sfinito da tanti anni di coma vegetativo, fosse proprio quello che si voleva crudelmente cancellare. Si spengano i riflettori, si lasci finalmente il diritto al dolore privato ad un padre e ad una madre che hanno portato il pesante fardello per diciassette anni. Cessato l’artificio dell’accanimento sanitario, la natura ha fatto il suo corso naturale. Andandosene Eluana ha sconfitto l’inverecondo sciacallaggio politico che sul suo corpo e sul dolore della sua famiglia si è consumato in questi giorni. Nulla ci è stato risparmiato del peggior repertorio della strumentalità, dell’opportunismo, dell’ipocrisia, della profonda immoralità di una politica che non ha esitato a fare un uso perverso di una vicenda privata per imporre una scelta da «Stato etico». E che, contemporaneamente, va a scardinare l’intero edificio istituzionale: le prerogative del capo dello Stato, le sentenze – definitive e dunque inoppugnabili – della Corte di Cassazione, il ruolo del Parlamento. Quello che Berlusconi ha provato (sta provando) a determinare, con una formidabile accelerazione, è lo smottamento della democrazia costituzionale. Di più: è l’affermazione della forma preliberale, quella che fa del monarca un “dominus legibus solutus”, affrancato da ogni vincolo, detentore esclusivo della sovranità che esercita senza altro limite che non sia la sua propria volontà. Berlusconi pensa ed opera come se la fonte di emanazione del suo potere, il voto del popolo, gli conferisse una giurisdizione assoluta. Quali esempi, fra quelli che la storia ci ha consegnato, possono essere evocati per cogliere il senso profondo di questa caduta verticale della democrazia? La vigilia del 1925 nell’Italia dell’incombente regime fascista? Oppure l’assolutismo regio riassunto dalla celebre frase di Luigi XIV: L’ètat c’est moi . Non paia, questa, un’iperbole polemica, una escogitazione gratuita. Un passo dopo l’altro, una vulnerazione dopo l’altra, una sequenza continua di amputazioni dei principi e dei diritti sanciti dalla Carta, stanno cambiando profondamente la realtà del Paese. E’ come in chimica: quando un elemento supera, in un composto, una soglia critica, la soluzione «precipita» e cambia radicalmente natura. Allora, qualsiasi intervento risulta tardivo, ogni sforzo è compromesso. Rimane spazio solo per le recriminazioni, per l’inventario delle reticenze, degli errori, degli atti mancati. Il declivio si fa più ripido. E’ più complicato risalirne la china. Siamo ancora in tempo per scongiurare al nostro Paese un’altra drammatica caduta.

Pubblicato il 10 febbraio 2009 su Rassegna stampa. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: