Indagini sul tesoro di Ciancimino: indagati Carlo Vizzini, del Pdl, Saverio Romano, Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, dell’Udc


Il senatore Pdl è indagato per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra con altri tre parlamentari siciliani, i senatori dell’Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola e il deputato dell’Udc Saverio Romano

di Alessandra Ziniti (www.repubblica.it)

Dovranno spiegare ai pm della Dda di Palermo a che titolo hanno intascato quei soldi provenienti dal conto “Mignon” dove Vito Ciancimino nascondeva le sue provviste. Soldi prelevati dal figlio di don Vito, Massimo, per conto di Gianni Lapis, il tributarista accusato di aver gestito il tesoro dell’ex sindaco di Palermo. Insieme all’avviso di garanzia per concorso in corruzione con l’a ggravante dell’articolo 7, cioè di aver favorito Cosa nostra, Carlo Vizzini (nella foto), del Pdl, Saverio Romano, Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, dell’Udc, i quattro parlamentari finiti nel gran calderone dell’ultima inchiesta eccellente della Procura di Palermo hanno ricevuto un avviso a comparire per il prossimo 17 giugno.

L’indagine aperta a loro carico, dopo le dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino nella sua nuova veste di collaboratore di giustizia, era stata anticipata da “Repubblica” il 14 marzo scorso. Ma alcuni degli indagati, su tutti il senatore Vizzini, aveva respinto le accuse, precipitandosi in Procura per annunciare subito dopo di aver denunciato Ciancimino e di aver ricevuto assicurazioni di non essere indagato.
Oggi, invece, dopo aver ricevuto ieri a tarda sera l’informazione di garanzia, Vizzini ha rassegnato le sue dimissioni dalla Commissione antimafia di cui era vicepresidente. “Ho la serenità di chi sa di essere estraneo ad ipotesi di reato e di potere compiutamente rispondere ai magistrati. Adesso si potrà fare luce sulle verità, mettendo fine al lungo e spesso velenoso chiacchiericcio che negli ultimi mesi mi ha accompagnato”. Saverio Romano, segretario dell’Udc siciliana, appena eletto al Parlamento europeo, commenta così il provvedimento giudiziario: “L’avviso di garanzia che ho ricevuto qualche mese fa attraverso i giornalisti di Repubblica e oggi formalmente dalla Procura di Palermo mi lascia del tutto sereno perche’ so di non avere mai intrattenuto rapporti di alcun genere con Ciancimino”.

Secondo le accuse di Massimo Ciancimino, il denaro proveniente dal conto veniva distribuito ai capi partito o ai capi corrente, che poi avevano il compito di agevolare l’aggiudicazione degli appalti e la concessione dei lavori per la metanizzazione nei vari paesi dell’isola. A riscontro delle dichiarazioni del figlio di Don Vito, ci sono anche parziali ammissioni del tributarista Lapis, già raggiunto da avviso di garanzia due mesi fa, ma anche documenti, intercettazioni ambientali e telefoniche che sono state rilette dagli investigatori dei carabinieri di Monreale e che ora saranno trasmesse al Parlamento insieme alla richiesta di utilizzazione.

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“Così Ciancimino pagava i politici” un pizzino dietro gli avvisi di garanzia

Dietro agli avvisi di garanzia al senatore Pdl Carlo Vizzini e ai senatori dell’Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola e al deputato dell’Udc Saverio Romano ci sarebbe un ‘pizzino’, un biglietto che Massimo Ciancimino ha fatto avere agli inquirenti. Si tratta di una nota in cui il tributarista Gianni Lapis, anch´egli già condannato e di nuovo sotto inchiesta, dà ordine al figlio di Don Vito di prelevare dal conto di Don Vito un milione e 300mila euro da distribuire ai suoi amici politici

di Alessandra Ziniti (www.repubblica.it)

Massimo Ciancimino con il padre Vito Ciancimino Massimo Ciancimino con il padre Vito Ciancimino

Adesso che il gioco di fa duro la scorta gliel´hanno data sul serio. Massimo Ciancimino si sposta a bordo di un´auto della polizia. Fa impressione vederlo così, il figlio di Don Vito, condannato per riciclaggio, che la Procura di Palermo ritiene collaboratore attendibile e teste fondamentale d´accusa in un´inchiesta-calderone in cui sono finiti già quattro parlamentari e potrebbero presto finire anche molti altri nomi eccellenti, quelli che Ciancimino continua a fare ai magistrati delle Procure di mezza Italia.

Intanto, già oggi pomeriggio, Ciancimino tornerà ad essere ascoltato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Nino Di Matteo per meglio definire il quadro delle accuse che ( come anticipato due mesi fa da Repubblica) hanno portato all´emissione di informazioni di garanzia nei confronti di Carlo Vizzini, senatore del Pdl, Saverio Romano, Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, dell´Udc, tutti chiamati a rispondere di concorso in corruzione aggravato dall´aver favorito Cosa nostra per aver intascato danaro proveniente dal conto “Mignon”, quella provvista bancaria svizzera dalla quale il tributarista Gianni Lapis, anch´egli già condannato e di nuovo sotto inchiesta, avrebbe gestito il danaro di don Vito Ciancimino riciclato nel grande affare del gas, con quella società, la Gas Gasdotti Siciliana, ceduta nel 2004 agli spagnoli della Gas Natural per 126 milioni di euro. Ed è poco tempo dopo quella cessione che, con un “pizzino” già da tempo agli atti dell´inchiesta ma recentemente riconsegnato da Massimo Ciancimino agli inquirenti, Lapis dà ordine al figlio di Don Vito di prelevare da quel conto un milione e 300mila euro da distribuire ai suoi amici politici. C´è scritto: «Disposizioni sul conto Mignon: 1.300.000 euro contanti (Carlo – Romano)».

Quasi un milione di euro è la somma che sarebbe stata destinata a Carlo Vizzini, trecentomila euro invece a Saverio Romano. Il pizzino, scritto con la grafia di Lapis, è considerato dagli inquirenti un riscontro alle dichiarazioni di Ciancimino che due mesi fa avevano portato all´iscrizione nel registro degli indagati di Vizzini e Romano. Nomi ai quali si sono poi aggiunti quelli di Cintola e Cuffaro. A tirare in ballo l´ex governatore un altro riscontro incrociato, un´intercettazione ambientale tirata fuori dalle decine di bobine trascritte dai carabinieri molti anni fa e ora riletta proprio alla luce delle nuove indicazioni del figlio di don Vito. È lui che, ricevuto il “pizzino” di Lapis, obietta: «Ma 300 mila euro per Romano non sono troppi?». E Lapis risponde: «No, una parte sono per il presidente». È il 2004, il “presidente” – spiega Ciancimino ai pm – è proprio Cuffaro. Che lui non conosce, così come non conosce Romano, ed è per questo che a fare da tramite per la consegna del denaro, una sorta di finanziamento ai politici che avrebbero potuto essere utili l´affare della metanizzazione in Sicilia, sarebbe stato il compagno di partito Salvatore Cintola che, per i suoi trascorsi nel Psdi, con Lapis ha vecchi e consolidati rapporti. Così come d´altronde ha confermato il tributarista che negli ultimi mesi ha fatto più di un´ammissione ai pm. Tutte circostanze sulle quali, tra martedì e mercoledì prossimo, i quattro parlamentari indagati dovranno dare le loro spiegazioni.

(12 giugno 2009)

Pubblicato il 12 giugno 2009 su Rassegna stampa. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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