IL PRC IN PRIMA FILA NEL COMITATO DI LOTTA PER LA DIFESA DELLA DIGA JATO E DELL’AGRICOLTURA DEL COMPRENSORIO


Lunedì 31 agosto presso la sala consiliare di Trappeto, gentilmente messa a disposizione dall’amministrazione comunale, è stato costituito un comitato di lotta per la difesa della diga Jato e dell’agricoltura del comprensorio. È stata un’assemblea molto partecipata, nata da un breve appello lanciato da alcuni di noi, giovani non direttamente coinvolti nel settore agricolo ma pronti a mettersi in gioco per il bene della collettività, lasciando ovviamente da parte la possibilità di qualunque tornaconto personale.

Le basi della discussione sono state poste grazie al contributo fondamentale del dott. Gaspare Lo Grasso, agronomo nonché imprenditore agricolo del comprensorio, che ha evidenziato l’importanza di costruire un progetto a medio e lungo termine, che non abbia come esclusivo obiettivo quello di porre in essere solamente una iniziativa ad esclusivo carattere d’emergenza, per ottenere pochissimi risultati in un brevissimo lasso di tempo, come si cerca di fare ogni anno con risultati scadenti.

Invece in questi pochi punti si segna l’inizio di un progetto che attraverso i contenuti faccia in modo che coloro che ci governano non possano sbattere la porta in faccia ad un territorio, che dimostreremo essere un importante fulcro dell’attività economica siciliana: A) tavolo di analisi sulla potenzialità agricola e lavorativa del nostro territorio, attraverso mirate indagini statistiche che puntino a rilevare qual è il fatturato nel settore agricolo del comprensorio di Partinico, qual è il livello occupazionale nel solo settore primario e quali sono le variazioni, naturalmente in negativo, che subiscono questi dati di fronte ad una crisi economica globale, ma soprattutto ad un settore dimenticato dalle istituzioni e dalla politica e per questo non tutelato da decenni. B) pubblicazione, attraverso assemblea pubblica, di tali dati che renderanno palese al mondo della politica, delle istituzioni, della stessa società civile la necessità di intervenire al più presto per la salvaguardia del settore, che con minimi investimenti riesce a portare a casa un fatturato importante e che offre migliaia di posti di lavoro, tutt’oggi gravemente a rischio. C) verifica delle alleanze politiche e sociali per intraprendere una lotta, fatta dei contenuti già evidenziati e non soltanto di parole, che seppur giuste per anni sono state snobbate da chi è così cieco da non vedere nell’agricoltura non solo la principale attività siciliana, ma anche una delle basi di un’intera economia nazionale.

Come avevamo scritto, l’assemblea ha confermato la convinzione che il problema sia essenzialmente di tipo politico. Malgrado le difficoltà, anche adesso il prodotto, seppur mal pagato, si vende. E dal 31 dicembre 2008 la Sicilia potrebbe sfruttare la possibilità di interazione con l’area africana, quella maghrebina in particolare, per essere non soltanto uno dei principali paesi di esportazione nel mondo dei proprio prodotti, ma anche una testa di ponte, e quindi di lavorazione, dei prodotti africani per l’Europa del Nord.

Dimostrando la produttività e l’attività dell’agricoltura locale, una diretta conseguenza è la richiesta di una razionale e democratica distribuzione di acqua tra le campagne. La gestione della diga Jato si è dimostrata negli ultimi anni ancor più fallimentare che in precedenza. È inaccettabile che a causa dell’incuranza della politica e delle istituzioni, risorse che sono distribuite tra le varie società consortili e quindi vere e proprie occasioni per risollevare le sorti idriche di questo comprensorio vadano inesorabilmente sprecate (ad esempio i recenti 50 milioni di euro, di cui però il consorzio di bonifica Palermo 2 non ha visto neppure l’ombra, ci chiediamo il perché vista la forte necessità del territorio e la grave situazione della rete idrica locale). Tenuto conto che la nostra area, dopo la battaglia di Danilo Dolci, alla cui memoria intendiamo avviare questa lotta, proprio grazie all’acqua dell’invaso Poma riuscì ad aumentare di molto la propria produttività.

Ma le proposte non finiscono qui: il contributo del presidente dell’associazione Liberacqua Onlus, Salvo La Spisa, ha evidenziato la necessità di pensare non soltanto alla situazione del presente, ma anche a quella che ci troveremo dinnanzi fra 10-20 anni quando probabilmente l’acqua della diga Jato dovrà essere tutta destinata ad uso civile e le campagne in questo modo non avranno più alcuna fonte di approvvigionamento. Alcune soluzioni ci sono e si chiamano dissalazione (attualmente scartata per dei costi eccessivi), ma soprattutto utilizzo delle acque reflue dei depuratori di 4° livello. È paradossale spiegarvi che le acque di scarto che escono dai depuratori subiscono poi altri due processi di eliminazione di azoto e di fosforo solo per essere buttate a mare ed evitare danni alla flora e alla fauna marina. Sarebbe più facile e più vantaggioso invece riutilizzare tale acqua, contenente già sostanze utili per i campi, direttamente nelle campagne attraverso una distribuzione assolutamente gratuita. Basterebbe che l’Acque Potabili Siciliane avviasse la costruzione di un mega impianto consortile e come si dice prenderemmo due piccioni con una fava.

Qualcosa si sta muovendo. Al comitato hanno aderito parecchi agricoltori, convinti che la strada tracciata sia quella più giusta per arrivare a qualche risultato concreto e permanente. È ora che tutti diano il proprio contributo. Per contattarci gianluca_89@hotmail.it – 3287252134.

Pubblicato il 1 settembre 2009 su Articoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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