LA VICENDA DELLA CANTINA: TRAGI-COMMEDIA A PUNTATE DAL TITOLO “GLI ALLEGRI IMBROGLIONI DI PARTINICO”


I titoli si potrebbero sprecare: da “Gli imbroglioni” con Woody Allen, alla sgangherata “Banda degli onesti” con Totò e Peppino, ai “Due imbroglioni e mezzo” con Bisio e la Ferilli, senza dimenticare il gustoso“Gli allegri imbroglioni” con Stan Laurel e Oliver Hardy per non citare “Gli imbroglioni”, simpatica commedia con Walter Chiari ed il compianto Raimondo Vianello. I titoli, appunto, si potrebbero sprecare, ma si trattava di film cioè di narrazioni fantasiose, invenzioni dell’ingegno anche se da sempre la cinematografia ha attinto nella realtà del quotidiano della vita di uomini e donne.

“Gli allegri imbroglioni di Partinico”, invece, è UNA TRAGI-COMMEDIA a puntate, reale e cruda, nata dalla fantastica testa di due personaggi i quali, nell’arco di quasi un anno, hanno fatto ricorso a tutti gli espedienti, anche quelli più sconsiderati, per tentare di trasformare una cosa assai nobile come la Cantina Reale in un public house dove, fino alle luci dell’alba é anche possibile bere bevande e giocare alle “freccette” e a “domino” per uomini che si rifiutano categoricamente di diventare veramente adulti. Ma il public house sarebbe cosa di poco conto per loro che coltivano altri interessi e, dunque, bisogna fare di più: umiliare le vetuste mura, la religiosità laica dei luoghi con “tavolate” al suono della “Marcia nuziale diMendelssohn“gli evviva gli sposi” mentre fiumi di vino potrebbero bagnare l’asperità della pavimentazione ricostruita con preziosi ciotoli di mare e di fiumi che le maestranze hanno collocato uno per uno come quando si costruisce pazientemente un mosaico. Ma gli “allegri imbroglioni” non hanno vita facile. Trovano resistenza e trovano, soprattutto, tre consiglieri comunali che pur sostenendo politicamente i due teatranti per ragioni di “scelta di campo”, a me vecchio comunista tuttavia incomprensibili, dicono che non si può esagerare e fanno il possibile per convincere i due bricconi che non si può, non si deve andare oltre. Tutti i tentativi non sortiscono alcun effetto. Fino all’ultimo sono irremovibili. LORO COMANDANO e, dunque, si fa così. Usciamo dalla metafora. L’Assessore Parrino, uno dei due citati personaggi, porta in Consiglio comunale il Regolamento che dovrebbe consentire public house e matrimoni dentro la Cantina. Lo difende fino alla fine e ne spiega le ragioni: non abbiamo soldi e dunque i soldi li devono dare i cittadini cui offriamo le prestazioni del bene monumentale per lo svolgimento di cerimonie varie. I Consiglieri di opposizione, ma anche consiglieri di maggioranza quali, in particolare, gli architetti Ignazio Buscio e Santino Aiello (quindi personalità di assoluta competenza in materia) ed entrambi parte della maggioranza, presentano in quella seduta degli emendamenti per eliminare le sconcezze. Ma quel Consiglio non li può approvare perché gli emendamenti devono ricevere un “parere tecnico” da parte degli Uffici comunali appositi che non possono darlo seduta stante, per cui la seduta viene rinviata a Martedì 21 aprile. Intanto il Comitato per la difesa della Cantina, tramite il prof. Masetto Aiello già Ispettore onorario dei beni culturali di Partinico, aveva inviato una informativa alla Soprintendenza che, per tale ragione, con una nota proprio del 21 aprile u.s. diffida l’Amministrazione a procedere all’approvazione del Regolamento con l’inserimento di quella parte contestata. La Soprintendenza, dunque, INVIA LA NOTA ALLE ORE 9,56 di Martedì 21 aprile al numero 091-8781807 (centralino del Comune di Partinico) CHE LA RICEVE. La nota è intestata al Presidente del Consiglio comunale e al Sindaco. La Soprintendenza, doverosamente, la invia anche al prof. Masetto Aiello che la fa avere ai membri del Comitato ed, ovviamente, al consigliere Aiello che del Comitato è, FIN DAL PRIMO GIORNO, componente. Dunque la mattina prima che abbiano svolgimento i lavori del Consiglio comunale, cioè giorno 21, IL COMUNE DISPONE DELLA NOTA. Ma da questo momento entra in funzione la strategia degli “allegri imbroglioni”. Negano di averla ricevuta, COSA ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE PERCHE’ REGISTRATA NEL RELATIVO TABULATO E DUNQUE INOPPUGNABILE. A meno che l’addetto al fax non l’abbia nascosta volutamente. E allora la domanda è: chi è l’addetto al faxChi alle 9,56 era in quello specifico servizio? E perché non l’avrebbe consegnata ai destinatari? Per sapere la verità basta che il Segretario comunale – CHE NE HA LA RESPONSABILITA’ – operi una verifica perché tutto trovi spiegazione e la verità venga fuori. Ma il Segretario NON FARA’ ALCUNA VERIFICA perché non esiste alcun dipendente infedele e finirà come finì l’inchiesta sulla dott.ssa Ragona a proposito della vicenda del TOC sfasciato della distilleria. Infatti non è possibile che un dipendente abbia potuto occultare la nota (e poi dirò il perché) e, dunque, gli“allegri imbroglioni” l’hanno nascosta ai consiglieri della maggioranza giocando con la loro stessa dignità. Tanto é vero che hanno anche avuto l’ardire di preparare un emendamento (sic!) da far loro approvare col quale avrebbero dovuto raggiungere un duplice obiettivo: aggirare l’ostacolo posto dalla Soprintendenza e fare approvare il Regolamento per avere così, QUELLA SERA, partita vinta. Una cosa da sfasciallitti che non può trovare giustificazione alcuna tant’è che i consiglieri ormai a conoscenza della nota della Soprintendenza si sono guardati bene dal firmare. Gli “allegri imbroglioni”, a questo punto scoperti, ritirano l’atto con la protesta dell’opposizione sia interna che esterna costringendo, intanto, un frastornato e confuso vice Sindaco da poco insediatosi, a bacchettare sbagliando obiettivo prima il “suo” consigliere Aiello e poi a lasciare l’aula.
Tre ultime ma necessarie considerazioni.

La prima. Quel che appare assai sconcertante (ma perché poi?) in tutta questa faccenda è il ruolo dell’Assessore Parrino il quale ha anche avuto l’impudicizia di andare negli studi di Tele Jato, Sabato 24 c.m., con lo scopo maldestro di tentare di salvare la faccia (trovando ingiustificata compiacenza) col manifestare stupore perché la Soprintendenza – a suo dire- “avrebbe dato risposta ad un cittadino” (leggasi: Masetto Aiello già Ispettore onorario dei Beni culturali di Partinico!), che “ha ragione l’Assessore Armao che vuole rivedere il rapporto tra le Amministrazioni” (leggasi: annullare la sovranità decisionale della Soprintendenza e asservirla, ad esempio, al primo Antinoro di turno) per concludere che lui “non aveva mai avuto la nota della Soprintendenza”, che (incredibile ma ha detto proprio così) “non siamo innamorati della nostra proposta ma siamo sempre stati per il confronto (sic! e poi sic!)per cui ho ritirato l’atto”.
La seconda. Va respinta al mittente la vergognosa campagna, anche di stampa, specie contro l’architetto Aiello il quale, insieme all’architetto Ignazio Buscio, da consiglieri comunali non solo sono stati sempre coerenti e corretti fin dall’inizio di questa squallida vicenda con la linea del Comitato Cittadino per la difesa della dignità di un bene architettonico prezioso ma che, paradossalmente, hanno salvato con le loro iniziative la faccia anche ad una impresentabile Amministrazione comunale che l’ha persa nei meandri della cervellotica iniziativa e cioè quando ebbero l’ardire, come Giunta, di approvare quel Regolamento.
La terza. L’ASSESSORE PARRINO ED ANCHE IL SINDACO COSTANTEMENTE INFORMATO DA LUI TELEFONICAMENTE, ERANO A CONOSCENZA FIN DAL SUO ARRIVO DELLA NOTA DELLA SOPRINTENDENZA. Altro che scorrettezza dell’architetto Aiello nei confronti della “sua” maggioranza! In caso contrario nella citata intervista di Parrino a Tele Jato, l’Assessore avrebbe dovuto dichiarare“senza se e senza ma” (MA OVVIAMENTE SI E’ BEN GUARDATO DAL FARLO): ”Lunedì aprirò una inchiesta per sapere quale dipendente abbia nascosto la nota agli Amministratori e chiederò il licenziamento dello stesso”. Quando farà questo – MA NON LO FARA’ – allora avranno ragione coloro che reputano i due protagonisti del film “Gli allegri imbroglioni di Partinico” persone non solo credibili ma sicuramente degne di amministrare ancora questa città. E, per quel che conta, ci ricrederemo pure noi.
Toti Costanzo

Pubblicato il 26 aprile 2010 su Articoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Grazie per la dettagliata spiegazione.
    Credo che pochi sappiano la verità. Questa volta, infatti, neanche telejato ha saputo (o voluto!) raccontare bene i fatti. Sembrava, infatti, che la nota fosse pervenuta solo per mani del Consigliere Ajello il quale l’aveva ricevuta da Masetto Ajello.
    Nessuno aveva fatto chiarezza al grande pubblic che c’erano le prove che copia della nota era pervenuta al fax del comune con destinatari sindaco e presidente del consiglio.
    Certo, è un vero peccato che la cantina sia ormai da oltre un anno gestita così malamente.
    Ed è un dramma che il Consiglio Comunale non sappia o non voglia esercitare la POTESTA’ REGOLAMENTARE che la Legge gli attribuisce: dovrebbe assumere l’iniziativa di indirizzare l’amministrazioni sui contenuti dei regolamenti comunali, o, addirittura produrne la poposta compiuta.

    • Grazie ai Consiglieri comunali che si sono battutti per vietare le schiticchiate ed il wine bar dentro la cantina.
      Questo assessore alla cuiltura dovrebbe fare un corso accelerato sui beni culturali, prima di fare l’assessore allacultura.
      e sarebbe davvero il caso che desse l dimissioni visto che è stato il promotore di una così balorda proposta!

      …e visto l’uso che tuttora sta facendo della splendida cantina borbonica!!!
      Ma vi siete accorti di quel quadro dell’ultima cena che troneggia su una stalla dentro la cantina?

      Vi siete accorti che nella torre ci hanno portato uffici comunali ? Uffici comunali dentro un museo???
      Boh!

      Azzuio…..

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