QUANDO, QUERELATI DALLA BERTOLINO, ANCHE INGROIA CI FECE PROCESSARE


foto di Rifondazione Comunista Partinico.Fine gennaio 2013. C’incontrammo nei pressi di piazza Duomo. Non l’avevo mai visto così adirato nei miei confronti. Eppure era ed è uno dei miei migliori amici. “Questa volta non ci sto!” Non mi puoi costringere, facendoti forte della nostra antica amicizia, a farmi votare questo magistrato. E poi, come puoi avere il coraggio di sostenerlo proprio tu che nei hai ricevuto un danno. Oppure devo pensare che mi avevi raccontato frottole?” Mi lasciò in malo modo ed io non tentai, come avevo fatto altre volte, di convincerlo, di dirgli che gli avevo raccontato il vero. Ma non potevo non dargli ragione. Ovviamente, come sempre, sostenni con convincimento la campagna elettorale di Rivoluzione Civile che vedeva il mio Partito organico dentro quella alleanza elettorale. Ancora una volta feci prevalere il senso di appartenenza, la lealtà, la mia formazione politica (prima di ogni cosa quel che ti indica il Partito, anche a costo della vita) e con i compagni e ad altri alleati (tra cui Italia dei Valori) portammo avanti una battaglia elettorale a Partinico che raccolse alla Camera 836 voti (5,6%) a Rivoluzione Civile. Un successo in voti e percentuale.

Maggio 2016: scoppia il “caso Maniaci”, Ingroia viene invitato a “Bersaglio mobile” la trasmissione di Enrico Mentana su La7. Non più il leader di Rivoluzione Civile e neppure il magistrato antimafia dei processi, delle condanne, della trattativa Stato-Mafia. E’ l’avvocato, insieme a Bartolo Parrino, di Maniaci incappato in una vicenda che ha fatto il giro d’Italia. Ingroia è determinato nel sostenere l’innocenza del suo assistito, si dice sicuro di smantellare le accuse, che si tratta di macchinazione, che Maniaci non è un estortore. Il resto è gossip. Sì certo, il carattere di Maniaci, il suo linguaggio, le sue sparate…Ma quasi alla fine della trasmissione fa un’ammissione imprevedibile. Dice più o meno: da magistrato avevo un’idea sia degli avvenimenti sia delle persone inquisite, ora che sono avvocato guardo le vicende e le persone in modo diverso. Non resto sorpreso e vado giù nel tempo.

23 febbraio 2004: in piazza Duomo con i compagni abbiamo approntato un gazebo. Siamo alle solite con la puzza e la Bertolino. Maniaci mi intervista. Dico tante cose ma soprattutto due ovvietà: la mafia che dalle nostre parti spesso s’intreccia con la malapolitica e con poteri economici, rappresenta un ostacolo allo sviluppo del nostro territorio. La Bertolino e la distillazione sostenuta dalla Comunità a fior di miliardi, di fatto, ha affossato lo sviluppo della nostra migliore tradizione vitivinicola. Querela immediata, la quinta, che si aggiunge ad altre quattro precedenti (tutte e quattro archiviate). Mi viene notificata in data 13 agosto 2005 rovinandomi, ovviamente, la stagione balneare già iniziata e che amo tanto. Arriva l’avviso di conclusioni delle indagini e il magistrato indicato ci invita a nominare il difensore, prendere visione delle carte, presentare eventuali memorie, produrre documenti oppure essere sottoposto ad interrogatorio. Chiedo la difesa a Francesco Tafarella, giovane e brillante avvocato della nostra città, noto ambientalista che conosce profondamente la vicenda Bertolino e che si è occupato di difendere altri imputati coinvolti nella “questione”.

2007 -Tribunale di Palermo. In un’auletta dello stesso attendiamo (insieme a me,il prof. Franco Longo, l’ing. Bonomo querelati per dichiarazioni relative alla Bertolino ma aggregati allo stesso processo, e Francesco Alotta in quanto già Direttore della testata di TJ che ne rispondeva per legge) il magistrato che in quella sede deve ascoltare le ragioni degli imputati, dei legali, del PM assegnato e poi decidere l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Arriva il Giudice (era una donna) ma non arriva Il PM che ovviamente è in possesso e a conoscenza delle carte ed interviene in questa fase con le sue argomentazioni. Senza la presenza di un PM, il Giudice non può decidere, almeno in quella in quella giornata. Si trattava di rimandare ancora. Il Pubblico Ministero non arriva, aumenta il nervosismo e del Giudice ed anche nostro. E’ un attimo. Davanti l’ingresso dell’auletta che dà sul corridoio s’intravede passare qualcuno. La Giudice grida: “Dottore Ingroia!”. Ingroia torna indietro, s’affaccia e la collega gli chiede la cortesia di presiedere al posto del PM già indicato. D’aItronde si tratta di poco tempo. Il dott. Ingroia s’accomoda mentre l’avvocato di Francesco Alotta, Salvatore Giordano, aveva già riferito che il suo assistito non puo’ rispondere d’alcunché in quanto all’epoca delle dichiarazioni degli imputati rilasciate alla tivvu’ non era piu’, e da tempo, direttore della testata. L’avvocato Tafarella espone brevemente anche per l’imputato Bonomo. Del prof. Longo non ho ricordi. Il Giudice chiede il parere di Ingroia. Esprime il suo assenso per il rinvio a giudizio. Rimaniamo sconcertati. Ma come, proprio il dott. Ingroia che come tutti i palermitani non poteva non conoscere le vicende della distilleria, proprio lui ci rinviava a giudizio? Sconforto profondo del professore Franco Longo. Lo dovetti, perfino, consolare .
Veniamo rinviati a giudizio, cioè subire il PROCESSO (dunque anche per Ingroia, ovviamente, avevamo diffamato la Bertolino) con tutto quel che consegue, soprattutto in ordine al tempo da inseguire ed anche ad altro. Per fortuna, poi, ebbe svolgimento nella sede dell’allora Tribunale di Partinico risparmiandoci, almeno, il tragitto ed il salire e scendere le scale di quello di Palermo.

Giugno 2011 -Sede del Tribunale di Partinico. E’ il mio turno. Avevo chiesto all’avvocato Tafarella la possibilità di intervenire sottoponendomi alle domande dell’avvocato della Bertolino, Oddo. Mi dice di sì e rispondo sopratutto alle tante per finire con quella piu’ insidiosa che diceva piu’ o meno così: “Dunque lei sostiene che la signora Bertolino sia mafiosa e quindi come tale è responsabile dell’arretramento dell’economia del territorio?” Ovviamente non sono né sciocco né imbecille. Ribadii che nelle mie dichiarazione a TJ non avevo mai definito la Bertolino una mafiosa (bastava leggere le mie dichiarazioni) ma che a mio parere, che era anche quello del mio Partito, la distillazione obbligatoria concretizza enormi profitti ed è un processo devastante per la vitivinicultura e conseguenzialmente impedisce la valorizzazione dei nostri vini e danneggia i produttori. L’avvocato rivolgendosi al Giudice (anche questa volta una donna) prese atto che si trattava di giudizio politico, dichiarò di ritenersi soddisfatto del chiarimento nel senso della esclusione della mafiosità della Bertolino e che avrebbe, col permesso del giudice, telefonato alla sua cliente chiedendole, eventualmente, di rimettere la querela. La remissione ha natura giuridica di atto di revoca della querela che, una volta accettato dal querelato (ed io l’accettai ritenendomi AMPIAMENTE SODDISFATTO PER NON AVERE MODIFICATO QUANTO PRECEDENTEMENTE DICHIARATO), determina la cessazione dell’azione penale precedentemente iniziata e l’estinzione del reato.
Ma la remissione presupponeva la presenza e la dichiarazione dell’industriale davanti al Giudice. Si fece accompagnare dal solito autista. Sembrava una belva ferita in gabbia, sbuffava, era terrea in volto. In una seduta di un precedente processo ad altri (Bonomo, Scasso, Chimenti, Pisciotta), interrogata – ero ovviamente presente – ebbe a gridare testualmente “Ma cosa vuole questo Costanzo da me?” Ovviamente non aveva potuto ancora digerire quella memorabile estate del 1984 (la prima chiusura) e tutti gli anni a seguire con chiusura e condanna definitiva per danni ambientali.
Obtorto collo fece come le suggeri’ l’avvocato Oddo. Ovviamente le ragioni sono assai comprensibili. Quel processo si sarebbe concluso con una assoluzione certa e, ovviamente, avevo tutto il diritto di rivalermi su di lei. Il processo, per gli altri, si concluse dopo qualche altra seduta e con la piena assoluzione. Non poteva che essere cosi’ perché, era palese a tutti la non esistenza di alcuna seria ragione per una eventuale condanna. E NEPPURE PER ESSERE RINVIATI A GIUDIZIO CON L’ASSENSO DEL DOTT. INGROIA, OGGI AVVOCATO LIBERO POFESSIONISTA che sta dalla parte opposta della barricata e dichiara che da questa parte si ha una diversa visione dei fatti e delle persone. Giusto, ma poteva pensarci qualche anno prima !
Toti Costanzo

Pubblicato il 6 giugno 2016 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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